Castello della Rotta

Aggiornato il: giu 19


La fortezza, denominata nel XV secolo, Grancia Rupta, ha la forma di un quadrilatero con un vasto cortile interno, una cappella con volta ogivale ed una poderosa torre di vedetta.

Il prospetto principale è caratterizzato dall'arcigno torrione, col portale d'accesso sormontato dallo stemma dei Valperga (un ramoscello con il capro).


La Rotta fu fortificata per la difesa dai briganti, poiché, nella metà del 1400, i conflitti tra comuni o feudi erano terminati, dato che la pianura piemontese era sotto la giurisdizione del duca di Savoia.


Il castello mutò spesso proprietario: dai romani, ai longobardi, ai templari (che lo tennero per oltre 300 anni), oltre che ai Savoia.

Nel 1706, durante l'assedio di Torino da parte dell'esercito francese, fu adibito a deposito di polvere da sparo per rifornire gli abitanti della città.


Qui vi morì, pazzo, il 30 ottobre 1732, l'abdicatariore di Sardegna Vittorio Amedeo II, rinchiuso dal figlio Carlo Emanuele III.


Il castello ha la fama di essere il più infestato d'Italia.

Tra le numerose presenze che si sarebbero manifestate nelle sue stanze, vi sono: un cavaliere armato sul suo destriero, un sacerdote criminale, un corteo rituale di ecclesiastici (ogni 14 giugno), una nobile suicida, un cardinale seduto e intento a leggere un libro ed un uomo vestito di nero che ritorna nel luogo della propria morte.


Il castello si sta lentamente deteriorando e, ad oggi, risulta occupato.





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