Villa Minetta

Aggiornato il: giu 19


Lo scempio di quella che fu una delle più belle dimore di questa zona.

Sulle colline che circondano il paese, sorge questa prestigiosa villa protetta da 6 ettari di parco lussureggiante.

Villa Minetta fu probabilmente realizzata e completata in diversi momenti, ma l’attuale impronta più classica, risalente al XX secolo, la si deve ad Edilio Raggio (1840-1906), che la disegnò a sua dimora urbana, caratterizzandola con quelli che furono i suoi colori simbolo, il bianco ed il rosa.

Edilio Raggio fu uno dei personaggi più rimarchevoli della storia della città. Originario di Genova, fu parlamentare per 32 anni, fino alla morte. Armatore di bastimenti, fondò le acciaierie di Cornigliano e la carbonifera di Novi, in cui si producevano mattonelle di carbone per la trazione ferroviaria. A lui si deve la nascita dell’ospedale di Novi, grazie a una donazione esorbitante per l’epoca. Se Raggio era l’uomo più influente di Novi, la sua casa era il polo d’attrazione della vita cittadina della Novi ottocentesca. Alla sua morte, nel 1906, il figlio Carlo saldò, in memoria del padre, tutti i debiti che i novesi avevano al banco di pietà.

La storia di Villa Minetta non finisce con il conte Raggio e la sua famiglia, che lascia la villa verso il 1930 per spostarsi nell’altra proprietà di Villa Lomellina.

Arriva la guerra e le sue stanze sono testimoni delle alterne vicende del conflitto.

Dopo la liberazione di Roma da parte degli Alleati e nel timore di uno sbarco nel nord della penisola, il Comando Supremo delle forze armate tedesche riorganizza le unità a difesa delle coste della Liguria. Nasce così il Gal (Gruppo armate Liguria), formato da unità italiane e tedesche, il cui comando prende sede proprio a Villa Minetta.

Al comando dell’Armata fu designato il maresciallo Rodolfo Graziani, che prende casa nelle sale della Villa. Nell’aprile del 1945 sale a Villa Minetta il dottor Trucco, su una “Topolino” con due bandiere bianche montate sul cofano. I partigiani sono già entrati in città, tedeschi e fascisti trattano la loro fuga con il dottore senza colpo ferire e subire.

Dalle note tristi di Lili Marleen si passa al più allegro Boogie Woogie: nelle sale di Villa Minetta arrivano gli americani e nel parco sostano le loro Jeep. Dopo la guerra a Villa Minetta arriva il “Diavolo Rosso”: questo il nome d’arte di Giovanni Palmiri, esponente di una famiglia circense che a causa della guerra non solo non ha più tendoni da montare, ma neppure piazze da rallegrare. La famiglia circense, sfollata, viene ospitata a Villa Minetta forse anche per il fatto che la moglie di Giovanni Palmiri, Mafalda Colin, è originaria di Novi.

Palmiri è famosissimo nell’Italia del tempo: il suo numero in cui si dondola sulla punta di una canna di bambù alta 50 metri lascia senza fiato tutte le piazze italiane. Il 17 agosto 1947 esegue, primo al mondo, un numero impossibile sui cieli di Milano eseguendo acrobazie appeso ad un trapezio attaccato a un aereo in volo. La carriera di Palmiri finisce nel 1949 a Mestre: il numero in cui sale al volo su una motocicletta in corsa sul filo riesce male e l’acrobata precipita da 20 metri di altezza sulla piazza, spirando sul colpo.

Dopo la famiglia di circensi, la Villa viene acquistata dalla famiglia Spinoglio che ne fa la sua residenza. Nel parco viene costruita una piscina, un campo da tennis e una struttura con saune e spogliatoi. Anche la fortuna della famiglia Spinoglio, che sarà l’ultima a abitare la villa, finisce, e la proprietà va all’asta.

Si interessò all’acquisto Dody Al Fayed, che volle venirci ad abitare con Lady Diana.


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